Nell’aerospazio operano imprese di settori, dimensioni e know-how diversi: indaghiamo le peculiarità di quelle più collegate alla finanza.
Di Raffaele Bruni

Con questo primo contributo inauguro la collaborazione che BM&C Società Benefit ha avviato con ISERC, ponendomi un duplice obiettivo: il primo è quello di affrontare la space economy con gli occhi dei mercati finanziari e il secondo, che avremo modo di mettere a fuoco con il tempo, è quello di affrontare i temi connessi della geopolitica dello spazio.
La space economy è sicuramente uno dei settori più dinamici dal punto di vista delle prospettive di crescita e diverse stime prevedono che, entro quindici anni, essa possa arrivare a “muovere” oltre mille miliardi di dollari.
In realtà, la space economy identifica un insieme molto diversificato ed eterogeneo di attività che peraltro si intrecciano con altri settori produttivi e al tempo stesso si sovrappongono in molti casi con altre industrie, in primo luogo quella della difesa. È un settore, peraltro, in grande evoluzione soprattutto perché la maggiore accessibilità, sia in termini tecnici che economici, dello spazio aumenta la possibilità di partecipazione di imprese di dimensioni minori innovative. Al tempo stesso questa apertura offre occasioni a nuovi settori e a nuove iniziative che risultavano fino a poco tempo fa escluse dal focus di principale interesse dell’avventura spaziale (difesa, comunicazioni, eccetera). In questo senso il numero delle imprese coinvolte cresce continuamente sia in numero sia in relazione alle specifiche attività. Non è un caso, quindi, che si inizi sempre più a parlare di new space economy.
Per i non addetti ai lavori, la space economy si identifica con l’attività delle principali società impegnate nella nuova corsa spaziale come, ad esempio, SpaceX o Starlink di Elon Musk o Blue Origin di Jeff Bezos. In realtà, come detto, il settore è composto da una miriade di società per lo più relativamente giovani. Si tratta, quindi, di un settore complesso che si caratterizza soprattutto per l’elevata volatilità delle sue imprese, sia per quanto riguarda la loro valutazione che, soprattutto, per l’andamento del loro business.
Una miriade di start-up al bivio tra uno sviluppo esplosivo e un alto rischio di fallimento
Questo andamento molto contraddittorio è dovuto proprio alle caratteristiche tecniche del settore, soggetto a una forte incertezza: l’errore in un progetto, un ritardo non previsto nello sviluppo di un prodotto o servizio, o ad esempio un lancio non riuscito possono determinare un impatto anche distruttivo sulla impresa, cambiandone velocemente le sorti. Sebbene all’interno del settore operino delle aziende affermate e strutturate il mercato ad oggi si comporta nel suo complesso come fosse composto da una miriade di start-up che si pongono nel bivio tra uno sviluppo esplosivo e un alto rischio di fallimento. Questo è vero perché propriamente molte delle imprese che operano nel settore sono presenti da relativamente poco tempo sul mercato, ma più in generale perché anche le aziende più strutturate possono incontrare delle interruzioni non previste nei loro piani di sviluppo, come ad esempio nel caso su cui torneremo, di Virgin Galactic.
La dipendenza dagli indirizzi dei regolatori e dai piani di sviluppo nazionali e internazionali
C’è inoltre da aggiungere, e non è un elemento da poco, che l’intero settore è condizionato da una variabile totalmente esogena: la dipendenza di buona parte delle commesse da decisori “politici”. Anche quando le imprese non sono direttamente legate alle commesse pubbliche, il loro spazio d’azione è in gran parte determinato dagli indirizzi dei regolatori e dai piani di sviluppo nazionali e internazionali. La variabile “politica” costituisce quindi uno specifico rischio per l’intero settore. I ritardi del sistema di lanciatori europei, ad esempio, che sono a loro volta figli di un ritardo strategico di Bruxelles, tolgono un’opportunità alle imprese del continente ritardando progetti e piani di sviluppo.
Per iniziare un viaggio nel mondo delle principali imprese che operano nella space economy ho scelto di dotarmi di una lente specifica, che ci può aiutare a orientare all’interno di un mondo estremamente variegato ed eterogeneo. Un mondo, quindi, dove è difficile individuare delle grandezze comparative che consentano di cogliere le macro-tendenze economicamente più significative.
La lente che ho deciso di utilizzare è quella dei mercati finanziari. Pur con tutte le loro imperfezioni, e al netto delle componenti speculative, le valutazioni che questi mercati esprimono ci forniscono indizi precisi su quali imprese stanno emergendo grazie ai loro specifici business innovativi e inoltre, a livello aggregato, ci indicano quali beni o servizi sono via via giudicati maggiormente strategici. Al tempo stesso, le grandezze finanziarie ci forniscono una materializzazione immediata quella variabilità di cui abbiamo parlato poco sopra.
Se quindi questo “punto di vista” promette una visione molto performante delle tendenze prospettiche, allo stesso tempo sconta alcune criticità che è meglio affrontare in partenza. La prima è più che altro un’avvertenza obbligata e riguarda l’utilizzo delle informazioni presenti in queste pagine: in nessun caso, il contenuto può essere interpretato come una indicazione di investimento dal momento che, al di là degli aspetti legali che ineriscono all’attività di consulenza finanziaria e alla deontologia giornalistica, tecnicamente mancano di quella completezza e di quella finalizzazione necessarie a questo scopo.
I principali operatori privati come SpaceX o Blue Origin sono aziende non quotate
La seconda criticità è molto più rilevante e si riferisce al fatto che i principali operatori privati come SpaceX o Blue Origin siano in realtà delle private company, cioè delle aziende non quotate. La mancanza di un riferimento di mercato opera a maggior ragione per le start-up o per le imprese di minore dimensione. In tutti questi casi non sono disponibili i dati indispensabili per alimentare la nostra raccolta di informazioni. Inoltre, delle altre imprese che hanno sì la qualifica di public company, e per le quali sono quindi disponibili le valutazioni di mercato, solo alcune operano esclusivamente all’interno del settore spaziale, mentre altre sono espressione di conglomerati complessi, soprattutto operanti nel settore della difesa (ad esempio Lookheed Martin). Per questa ragione la valutazione che prendiamo a riferimento nei ragionamenti che propongo dipende in realtà da una pluralità di fattori, molti dei quali sono estranei al settore che stiamo qui trattando.
Alcuni esempi di valutazione dell’aerospazio sotto il profilo dei mercati finanziari
Poste queste necessarie premesse, possiamo iniziare il nostro viaggio soffermandoci su alcune imprese che ho scelto perché evidenziano proprio le situazioni di cui ho parlato: un titolo con un andamento molto volatile nel tempo, un secondo, che presenta una valutazione “esplosiva” e, infine, un terzo che evidenzia un significativo deprezzamento.
Il caso L3Harris: un’esposizione aumentata nel 2023 con l’acquisizione di Aerojet Rocketdyne
Iniziamo con L3Harris (NYSE New York Stock Exchange: LHX). Originariamente la società si è qualificata come uno dei principali fornitori del Pentagono sul fronte degli apparati radio collegati ai satelliti e rimane tuttora una società con una significativa esposizione verso il mondo della difesa, con una serie di prodotti differenziati nel campo dell’elettronica, e una presenza molto significativa anche nel settore della difesa marittima. In Italia, in particolare, L3Harris ha acquisito la divisione navale della bolognese Riva Calzoni, operante dal 1834.
La sua forte esposizione verso il settore spaziale è aumentata nel 2023 con l’acquisizione di Aerojet Rocketdyne uno dei pochi produttori di motori per i razzi. Rocketdyne è per questo uno dei principali fornitori della NASA per la quale aveva tra l’altro in passato fornito i motori per il razzo Saturno V utilizzato nel progetto spaziale Apollo.
Se prendiamo il punto di partenza del valore del titolo nell’intervallo che si apre con l’inizio del 2020 ricaviamo l’espressione concreta e visiva di quella volatilità di cui ho parlato. Il prezzo attuale e sostanzialmente rimasto quello di partenza, ma il valore si è mosso descrivendo delle ampie onde con massimi fino a 260 dollari e minimi a 160. L’instabilità del prezzo si è manifestata anche nel breve periodo come si osserva dall’andamento molto “sincopato” dei prezzi anche con intervalli mensili.
Il caso Rocket Lab USA: a partire dal 2026, un lanciatore di medio carico con il razzo Neutron
Rocket Lab USA (NASDAQ National Association of Security Dealers Automated Quotations : RKLB) è invece una società specializzata nei lanci dei razzi spaziali di piccoli satelliti a costi contenuti con il proprio vettore Electron. Nel progetto di sviluppo, la società sta conducendo una campagna di acquisizioni per qualificarsi come una realtà integrata verticalmente in tutta la supply chain dell’aerospaziale. L’obiettivo è quello di fornire tutti i servizi, dalla gestione alla produzione dei satelliti. Rocket si propone anche, a partire dal 2026, come lanciatore di medio carico con il razzo Neutron, che può diventare come un concorrente diretto di Falcon 9 di SpaceX.
Se guardiamo al prezzo dell’azione riscontriamo in questo caso l’esempio di un’impresa che ha raggiunto una valutazione estremamente positiva dei mercati.
È forse questa l’immagine che normalmente ci si aspetterebbe di riscontrare nelle imprese che hanno un peso importante nell’evoluzione di un settore in grande espansione.
In realtà, come ho anticipato, il settore è fatto di grandi successi in termini di valorizzazione e di storie contrarie. A quest’ultima casistica si riferisce l’ultimo esempio che voglio riportare.
Il caso Virgin Galactic Holding: in borsa dal 2019, per l’organizzazione di voli spaziali per privati
Il terzo caso è quello di Virgin Galactic Holding (NYSE New York Stock Exchange: SPCE). Essa è focalizzata nella organizzazione di voli spaziali destinati a privati, in una sorta di quello che è stato definito turismo spaziale. La società è stata fondata da Richard Branson, ed è stata quotata in borsa nel 2019 attraverso una SPAC del venture capitalist Chamath Palihapitiya. Il progetto ha subito diversi ritardi ed esistono molti dubbi che riguardano la consistenza del progetto tecnico e la sostenibilità dello stesso piano economico-operativo. Da questo punto di vista la società rappresenta l’altra faccia della medaglia dello sviluppo del settore spaziale, quella delle imprese che escono, almeno al momento, dalla traiettoria della crescita e della partecipazione alla dinamica di evoluzione della space economy.
A conclusione di questo primo contributo, non ci resta quindi che darci un appuntamento per seguire da vicino come i mercati finanziari stanno interpretando questo nuovo macrosettore.
L’aftermovie del’edizione 2023 di San Marino Aerospace

Fonte: https://innovando.news/space-economy-lente-osservazione-mercati-finanziari/


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