Duro colpo a jet elettrici ad atterraggio e decollo verticale e Urban Air Mobility dal crollo di due imprese tedesche: il fallimento era evitabile?

Di Raffaele Bruni

Un panorama urbano congestionato con eVTOL in difficoltà evidenzia la complessità di integrare questi velivoli nello spazio aereo cittadino: senza normative chiare e infrastrutture adeguate, la rivoluzione della mobilità aerea rimane un’utopia

Arriviamo al secondo contributo sul tema della space economy e dei mercati finanziari che nasce dalla collaborazione di BM&C Società Benefit di Milano con l’ISERC, l’International Space Economy Research Center della Repubblica di San Marino.
Prendiamo spunto dalla vicenda di Lilium GmbH, la società di sviluppo di jet elettrici a decollo e atterraggio verticali (eVTOL) con sede a Weßling, vicino Monaco di Baviera, la quale ha fatto pendant con le analoghe difficoltà subite da un’altra azienda tedesca del settore, la Volocopter GmbH di Bruchsal, nei pressi di Karlsruhe.

Lilium e il sogno di una partenza immediata del mercato degli “aerotaxi”

Fondata nel 2015, Lilium era stata costretta a dichiarare un primo stato di insolvenza nell’ottobre del 2024. Alla Vigilia di Natale, però, era stato raggiunto in extremis un accordo con un consorzio di investitori europei e nordamericani (Mobile Uplift Corporation), che si proponeva di rilanciare il progetto originario della società. Si trattava di un accordo complesso che prevedeva il conferimento delle precedenti attività in una newco (Lilium Aerospace), un accordo con i creditori e un nuovo investimento di 200 milioni di euro. Il piano prevedeva che i finanziamenti fossero raccolti da un club deal organizzato dalla società di private equity bavarese General Capital. La quota maggiore dei contributi (150 milioni di euro) avrebbe dovuto essere stata sottoscritta da Marian Bocek, imprenditore slovacco fondatore del produttore di batterie InoBat. Le risorse sarebbero servite per assicurare la continuità aziendale e per la costruzione del primo prototipo ufficiale del velivolo. Malgrado però le diverse assicurazioni su un buon esito del funding, i fondi non sono stati raccolti.
Dopo circa due mesi di confronto e di valutazioni, quindi, il progetto non ha preso corpo e Lilium ha dichiarato di nuovo insolvenza, chiudendo definitivamente le proprie attività. La parola fine la si legge su X:

“Il trasferimento ha comportato ritardi legali e tecnici imprevedibili, il che ha fatto sì che diverse operazioni di finanziamento per garantire il futuro di Lilium non si siano potute concretizzare in tempo. Pertanto, oggi, 21 febbraio 2025, ho dovuto presentare istanza di fallimento per Lilium Aerospace GmbH”.

La domanda che viene spontanea a questo punto è “se” e “in che modo” il fallimento del progetto Lilium sia destinato a trascinare con sé l’intero settore dell’Urban Air Mobility. Non c’è dubbio che l’ambito degli eVTOL stia affrontando una crisi importante: il 30 dicembre 2024, la Volocopter GmbH, un’altra impresa del settore, anch’essa tedesca del Land del Baden-Württemberg, ha infatti dichiarato bancarotta.

Space economy: valutazioni coerenti e non emozionali sull’avvenire eVTOL

Non è però dell’evoluzione di queste vicende aziendali che vogliamo oggi parlare. Ho deciso di usare “strumentalmente” le stesse per aggiungere un nuovo tassello alla comprensione della estrema volatilità del segmento del mercato finanziario che comprende le imprese della space economy. Abbiamo già visto come anche società strutturate e di grandi dimensioni si comportino di fatto come delle start-up, in virtù di un modello di business che opera sempre al bivio tra fallimento e successo esponenziale.
Parlando di Lilium stiamo invece esaminando il destino di una vera e propria start-up, anche se la società aveva già compiuto il passo della quotazione in Borsa.

In primo luogo, non possiamo dimenticare che una start-up che opera in questo settore si comporta né più né meno come tutte le altre start-up. L’idea innovativa che dà vita alla start-up è solamente il primo fattore del processo imprenditoriale, anche se la stessa rappresenta un tassello determinante per l’esito dell’iniziativa. Una start-up si converte in una storia di successo soltanto se l’idea si concretizza in un’impresa, cioè in un soggetto economico finanziariamente e industrialmente dotato di un business e di un profilo di costi sostenibili. È nel corpo di questo passaggio, da idea a impresa, che nascono le difficoltà che possono far naufragare l’intero progetto, indipendentemente dalla sua potenziale portata innovativa. Fare impresa significa gestire, coordinare e indirizzare una pluralità di fattori, ognuno dei quali è indispensabile per la riuscita dell’iniziativa, gestione delle risorse umane e finanziarie, capacità di affrontare le questioni commerciali e di marketing, individuazione del prezzo e del mercato ottimale, organizzazione produttiva, eccetera. Carenze anche in una sola di queste condizioni sono in grado di ridurre in modo drastico le probabilità di successo di una iniziativa imprenditoriale.

Il tema che vorremmo, pertanto, porre in evidenza riguarda un errore concettuale: siamo molto spesso portati a trasferire la valutazione generale del mercato a quella della singola impresa del settore. Spesso, ragioniamo in questo modo: la space economy e la new space economy sono settori in continua crescita, ragione per cui le imprese che vi operano sono indirizzate allo stesso destino. È un’equazione quantomai pericolosa perché espone il potenziale investitore a un rischio eccessivo e, soprattutto, non calcolato.

Investire nell’aerospazio oggi: rischi e opportunità reali di ogni singolo caso

Torniamo di nuovo a Lilium per affrontare alcune considerazioni che riguardano il punto di vista degli investitori. Fino a quando un’impresa è inquadrata nell’ambito delle start-up, la stessa rimane confinata in un segmento specifico di mercato, quello del venture capital, con proprie regole, un ben definito profilo di rischio e una tipologia di investitori qualificata. In particolare, stiamo parlando di un mercato riservato a investitori istituzionali o grandi investitori privati (ad esempio, i family office). Sebbene non si possa dare per scontata, nemmeno per questi soggetti, una corretta valutazione del rischio, almeno dal punto di vista teorico, possiamo assumere l’ipotesi di una adeguata competenza professionale di chi presta denaro in questo segmento, sia nella forma della partecipazione a un fondo di venture capital, sia attraverso un investimento diretto.
Ben diversa è la situazione di imprese che, pur mantenendo la connotazione di realtà economiche ancora in fase di formazione, scelgono l’ingresso in Borsa. La quotazione per sua definizione apre la possibilità di investimento all’intera platea degli investitori. Non tutti i potenziali investitori si rendono conto delle specifiche caratteristiche delle imprese che operano nella space economy.
In questo caso, prendono corpo le considerazioni circa il rischio correlato alla distorsione cognitiva che deriva da una visione semplicistica delle cose, che fa coincidere la condizione di mercato in espansione con quella di impresa di successo. Ciò porta in concreto a una sottovalutazione del rischio intrinseco dell’investimento.

La bancarotta anche di Volocopter e i segnali eloquenti per il mercato globale

Proviamo, infine, a ragionare proprio sui rischi partendo da quelli che hanno contribuito al fallimento di Lilium e di Volocopter. È necessario a questo proposito premettere alcuni elementi basilari. Contrariamente a quanto spesso si considera, il profilo di rischio non può essere considerato come una variabile unidimensionale e, come tale, misurabile sinteticamente in termini meramente assoluti.
Ciò che assume veramente rilevanza è la numerosità dei fattori di rischio verso i quali un’iniziativa è esposta. Più ampio è il numero dei fattori di rischio, maggiore è la complessità della gestione e della comprensione degli eventi avversi. Se ci fosse un’unica fonte di rischio, sarebbe relativamente più semplice concentrare tutti gli sforzi nel cercare di mitigare gli effetti di un evento negativo. Nel caso, invece, in cui tali fattori si moltiplicano, il rischio cresce esponenzialmente e, di converso, le probabilità di successo si riducono.
Se compro un titolo di Stato di un emittente sovrano con un rating elevato la gran parte del rischio è concentrato nella variazione dei tassi. Se invece l’emittente ha un rating di bassa qualità o addirittura collocato al di sotto della fascia di investiment grade, si dovrà considerare il rischio di credito. Se il titolo è denominato in valuta diversa dall’euro va aggiunto il rischio valutario.
Se trattiamo un’emissione corporate, dovrà essere valutato anche il rischio di liquidità, soprattutto se la società ha un rating speculative grade, cioè la possibilità che, in particolari momenti, possano formarsi delle condizioni di mercato che rendano più complessa la dismissione della posizione. E così via.

La necessità di capitali aggiuntivi e l’assenza di vertiporti e di una normativa

La considerazione è utile per comprendere il caso Lilium. La società bavarese ha dovuto affrontare una pluralità di fattori potenzialmente avversi.
Il primo è sicuramente legato allo stock di finanziamenti che si sono rivelati necessari alla realizzazione dell’obiettivo di impresa. Alcune delle difficoltà incontrate che hanno determinato ritardi e ridefinizione del progetto hanno peraltro richiesto capitali aggiuntivi.
In aggiunta si devono considerare i rischi legati all’adozione di nuove tecnologie. Quando, come nel caso di Lilium, si opera con tecnologie collocate nella frontiera più estrema dell’innovazione, si introduce una complessità aggiuntiva aggravata dal rischio altamente plausibile di ritardi o, peggio, di fallimenti nella loro gestione e sviluppo. Ritardi e fallimenti che si traducono in un mancato rispetto dei tempi e, soprattutto, del budget.
In terzo luogo, Lilium ha dovuto affrontare il complesso dei rischi legati all’ambiente operativo. In termini molto concreti, la mancanza di una rete infrastrutturale di vertiporti ha limitato la potenziale espansione dell’Urban Air Mobility.
Da ultimo ha operato un rischio legato alla carenza di un contesto normativo completo che consentisse, da una parte, la progettazione di un velivolo con le previsioni di uno standard assestato e, dall’altro, fornisse i parametri di riferimento per la creazione del mercato.
Forse meglio di qualsiasi altro ragionamento, le considerazioni che abbiamo proposto oggi spiegano i motivi per i quali le imprese che operano nel segmento della space economy scontano una volatilità estrema. Le storie di successo, e ce ne sono moltissime, si realizzano quando l’impresa riesce a “dominare” tutti i fattori, non soltanto quelli meramente tecnologici. Molte altre volte, invece, anche storie di successo si perdono per motivi che nulla hanno a che fare con la qualità dell’idea di base che ogni impresa persegue.

Fonte: https://innovando.news/evtol-non-e-tutto-oro-e-innovativo-quello-che-luccica/


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