Di Raffaele Bruni

Fonte: https://innovando.news/space-economy-e-geopolitica-nuova-frontiera-potere-globale/

L’esplorazione spaziale è oggi più una sfida per il dominio tecnologico e strategico tra Stati e grandi corporation che pura esplorazione scientifica

L’attuale corsa allo spazio riflette una competizione geopolitica globale tra potenze emergenti e tradizionali: rappresentazioni simboliche evocano satelliti militari, stazioni orbitanti e tecnologie dual use: lo spazio è diventato un nuovo teatro di confronto strategico tra Nazioni

Per comprendere dove nasce l’esigenza di trattare congiuntamente i temi dell’economia dello spazio e quelli relativi ai rischi geopolitici dobbiamo partire da una considerazione di carattere generale: i fatti geopolitici, lo sviluppo economico, e i mercati finanziari sono correlati tra di loro. Il motivo è presto detto: l’incertezza è il principale “nemico” dei sistemi economici e di quelli finanziari. E noi sappiamo che nessun ambito più di quello geopolitico è in grado di alimentare l’incertezza sul futuro.
Inoltre, la geopolitica è il terreno privilegiato del confronto/scontro tra le potenze economiche e per questa ragione diventa inevitabilmente il terreno di sfida di tutti i Paesi che intendono avanzare la propria candidatura sul piano dell’egemonia, almeno, regionale.

I “nuovi territori”: la conquista di cieli, mare, Artico e del Web

In questa fase storica si stanno proponendo al centro della geopolitica globale “nuovi territori”. Anzi questi territori sono diventati il terreno dello scontro più acuto per l’egemonia globale. Tre di questi “nuovi territori” corrispondono a “luoghi” fisici: (i) il primo è appunto lo spazio, inteso come il territorio che si estende sopra le nostre teste, che è proprio il teatro della space economy; (ii) il secondo è il mare con le nuove possibilità di sfruttamento e la sua rilevanza nei commerci mondiali; il terzo è l’Artico, diventato quanto mai strategico da quando i cambiamenti climatici hanno ridotto la sua superficie coperta da ghiacci; un quarto e ultimo territorio è invece uno spazio virtuale e corrisponde al mondo Cyber. Ovviamente, dato il tema che ci siamo ripromessi di raccontare con questi articoli, ci concentreremo qui esclusivamente sulla geopolitica dello spazio, anche se, come vedremo in seguito, sarà utile svolgere alcuni confronti trasversali con gli altri territori.

L’infografica pubblicata da Elon Musk su X mostra il predominio di SpaceX nei lanci spaziali del 2024: oltre 90 missioni, più di quelle cinesi e russe sommate: seguono agenzie nazionali e startup emergenti, mentre l’Europa segna un ritardo significativo nella corsa allo spazio

L’attrazione per lo spazio è intrinseca all’elemento geopolitico

In realtà, parlando di geopolitica dello spazio, non stiamo proponendo nulla di nuovo. La conquista dello spazio nasce all’interno di un contesto geopolitico: il confronto tra le due superpotenze e la Guerra Fredda, gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica. L’avvio e la rapida accelerazione delle conquiste trovano una loro contestualizzazione all’interno della lotta per l’egemonia tra i due blocchi.
Siamo nell’ottobre 1957 e l’URSS sorprende tutti lanciando il primo oggetto prodotto dall’uomo nello spazio, lo Sputnik. Quale migliore affermazione sul piano comunicativo della potenza della scienza e della tecnologia sovietica del lancio. Dal punto di vista scientifico e tecnologico quella che è stata messa in orbita è una sfera di dimensioni ridotte, 58 cm con 4 antenne, per un peso complessivo di 83 kg in grado di rimandare un segnale alla terra.

Il segnale ritmato lanciato dallo spazio e arrivato in ogni parte del pianeta segna un primato difficile da digerire per l’intero Occidente; come se non bastasse, a fine anno segue il lancio del primo essere vivente, la cagnetta Laica. Soprattutto nell’aprile del 1961 parte il volo del primo essere umano destinato a compiere un’orbita attorno alla terra, Yuri Gagarin. Il cosmonauta di Smolensk, proclamato immediatamente eroe socialista, è l’icona dell’uomo nuovo sovietico.

Con un linguaggio pugilistico, una sequenza da kappaò. Uno shock politico e culturale per gli USA, costretti a lanciare una rincorsa contro il tempo per recuperare il tempo perduto. Con il progetto Apollo e la conquista della Luna viene però presto sancita la superiorità occidentale. Potremmo forse dire, con il senno di poi, che nello spazio si consuma quello che sarà il primo atto del declino futuro dell’URSS e del suo modello politico e sociale.

Nel 1961 il volo di Yuri Gagarin accese la competizione globale per la supremazia spaziale, simbolo di potere e progresso; l’arte celebra quel primato con immagini iconiche: la corsa allo spazio divenne una sfida ideologica e geopolitica tra le due grandi potenze dell’epoca

L’Italia del progetto San Marco, l’ENI del visionario Enrico Mattei

Sebbene il confronto tra USA e URSS abbia dominato il confronto della prima fase della geopolitica dello spazio altri attori si sono confrontati in questa sfida per affermare un posizionamento strategico ricco di conseguentemente propagandistiche e politiche. Tra questi proprio l’Italia impegnata nel recuperare posizioni di reputazione e forza internazionale dopo la sconfitta della Seconda Guerra Mondiale.
La sfida ha un nome, il progetto San Marco, un padre scientifico, Luigi Broglio, ma soprattutto uno sponsor determinante, Enrico Mattei
Il lancio del satellite San Marco dalla base italiana al largo di Malindi in Kenya, di cui a dicembre dello scorso anno si celebravano i sessant’anni, è stato un evento straordinario negli equilibri all’interno dell’alleanza occidentale. Il lancio ha fatto del nostro Paese la quinta Nazione paese a livello mondiale a inviare un satellite nello spazio, ma la terza, dopo le due superpotenze, a farlo utilizzando personale e strutture nazionali. Non è un caso che dietro a questo successo geopolitico italiano vi sia proprio quell’Enrico Mattei che molti hanno definito come il vero artefice della politica estera nazionali di quegli anni.

Il lancio del San Marco 1 avvenne il 15 dicembre 1964 dalla piattaforma galleggiante San Marco, al largo di Malindi, in Kenya: grazie a un accordo con la NASA, l’Italia divenne la terza Nazione al mondo, dopo USA e URSS, a compiere un lancio con tecnologie e personale propri

Il satellite italiano San Marco 1, frutto della visione di Luigi Broglio e sostenuto da Enrico Mattei, fu il primo messo in orbita da un Paese europeo con mezzi propri: lanciato nel 1964, segnò l’ingresso dell’Italia tra le potenze spaziali, con finalità scientifiche legate allo studio dell’atmosfera

L’egemonia economica e il ruolo sempre più forte dei privati

Se la conquista dello spazio nasce essenzialmente come un fatto geopolitico, oggi questa connotazione non è più soltanto legata all’affermazione dell’egemonia politico-culturale, ma riguarda in modo altrettanto determinante l’egemonia economica. Lo spazio è, infatti, uno dei principali territori del confronto economico futuro: un’economia che si avvia velocemente a fatturare 1.000 miliardi di dollari.
In questi ultimi anni, però, gli attori sono aumentati: in primo luogo perché il mondo è diventato multipolare e anche lo spazio vede la presenza di vari protagonisti, non più soltanto gli Stati Uniti d’America e la Russia, ma anche l’Europa, la Cina, l’India, il Brasile, il Giappone.

La seconda differenza consiste nel fatto che gli Stati non sono più gli unici protagonisti di questo settore, ma il ruolo dei privati è sempre più determinante. Questo non significa che governi e Nazioni abbiano perso il loro ruolo; anzi, mantengono una posizione rilevante; ad esempio, anche un gigante come Space X beneficia di miliardi di dollari di commesse federali.
Ciò nonostante, gli Stati nazionali non sono più gli unici protagonisti della conquista dello spazio: imprese private come Space X o Blu Origin si sono affiancate loro, occupando una quota importante del mercato. L’infografica postata recentemente da Elon Musk su X mostra i lanci spaziali del 2024 e parla da sola. Dietro la sua Space X, quattro agenzie nazionali (Cina, Russia Giappone e India) e molti altri lanci di compagnie private. Spicca anche il ritardo dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Inoltre, in molti Paesi le agenzie spaziali statali hanno creato società commerciali per gestire la nuova economia dello spazio; ad esempio l’indiana ISRO (Indian Space Research Organisation) ha dato vita a una impresa privata, anche se interamente controllata da ISRO, Antrix Corporation, cui ha affidato il compito di commercializzare i lanci satellitari e i servizi spaziali. Allo stesso tempo le agenzie nazionali hanno definito accordi di collaborazione con imprese private. Questa presenza dei privati diventa ben più rilevante se guardiamo alla filiera di componentistica che sta dietro ad ogni lancio.

Una costellazione di società e start-up figlia dei costi ridotti

Ma la vera novità di quella che è stata definita new space economy consiste in una costellazione di società e di start-up che hanno approfittato della riduzione dei costi per “commercializzare” lo spazio o per avere voce in capitolo nella filiera di fornitura. Una vera e propria industria che riveste un ruolo importante nelle strategie di sicurezza nazionale dei singoli Stati. Ovviamente a fianco di questa utilizzazione economica, si aggiungono la pluralità dei servizi strategici, da quelli delle comunicazioni, ai satelliti, a quelli militari che hanno come scenario operativo lo spazio. Tutti elementi che hanno a che fare con i temi della sicurezza nazionale. Molto materiale su cui riflettere in futuro…


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